Saturday 17 april 2010 6 17 /04 /Apr /2010 17:17


TRKA_rx-preop2.jpg

Il trattamento di questo tipo di frattura, che interessa il bulbo (o pilone) tibiale e la diafisi tibiale

TRKA rx-preo

è ancora molto controverso : la maggior parte degli ortopedici preferiscono l'uso di placche (specie quelle di ultima generazione, con viti a stabilità angolare.

Questa tecnica però possiede numerosi svantaggi:

-obbliga ad una importante esposizione del focolaio di frattura e quindi

-altera la vascolarizzazione dei frammenti ossei e quindi

-aumenta i rischi di infezione e quindi

-maggiori sono le probabilità di un ritardo di consolidazione o di una pseudoartrosi

TRKA rx-preo1

Altri, come me, invece preferiscono un'osteosintesi di minima del focolaio di frattura articolare  e un'osteosintesi a cielo chiuso della frattura diafisaria tibiale ...

TRKA rx-preop1

mediante inchiodamento endomidollare.

TRKA rx-postop3

Qui vedete il controllo post-operatorio : attraverso una incisione di minima veniva ridotta la frattura del bulbo tibiale e sintetizzata con 2 viti.

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poi la frattura, trasformata in una frattura diafisaria semplice,

TRKA rx-postop1

veniva trattata con un chiodo endomidollare

TRKA rx-postop

che è stato bloccato solo distalmente perchè i rischi di problemi torsionali erano minimi dato che la frattura era ridotta anatomicamente

TRKA rx-postop4

mentre il focolaio di frattura aveva una lievissima diastasi.

Qui potete vedere il buon allineamento della frattura ottenuto. 

 

Quando è possibile, è meglio risparmiare i tessuti facendo piccole incisioni e privilegiare le riduzioni e le osteosintesi a cielo chiuso.

In caso di necessità si può eseguire una riduzione cruenta con piccole incisioni ed ottenere ugualmente una sintesi stabile con i chiodi endomidollari, che non traumatizzano la cute e le parti molli e che consentono una precoce mobilizzazione ed un recupero più rapido della funzionalità.

   
   
   
   
Di sandro - Pubblicato in : Traumatologia
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Commenti

Ottimo caso e ottimo trattamento. Mi chiedevo a che epoca è stato concesso il carico e come mai non è stato preferito un trattamento con fissazione esterna. Grazie per l'attenzione.

Commento n°1 inviato da Giuseppe Fanzone il 21/02/2012 alle 20h01

Gent.mo sig. Fanzone,

il carico sfiorante è stato concesso dopo 40 gg. (la frattura  tibiale arrivava all'articolazione e non si poteva rischiare di ottenere una scomposizione della superficie articolare con un carico troppo precoce). Il carico completo è stato concesso dopo 3 mesi  e la P. è guarita molto bene. Abbiamo preferito non usare il fissatore esterno (che è senz'altro una buona alternativa) perchè la frattura articolare era stata ben ridotta a cielo chiuso e la frattura diafisaria, una volta ben stabilizzata con il chiodo, non avrebbe creato più problemi nè al chirurgo nè alla paziente.  In ogni caso il fatto che la frattura era articolare non avrebbe permesso il carico immediato neanche col fissatore esterno. Personalmente amo molto la fissazione esterna (adotto spesso il fissatore di Ilizarov), ma credo che in traumatologia vada usato sopratutto per i casi difficili, che non trovano soluzioni adeguate con un'osteosintesi interna. Non amo le placche perchè costringono spesso a grandi incisioni e a devascolarizzare l'osso. Questo caso era particolare e si prestava ad una soluzione elegante ed insolita.

Risposta di Sandro Reverberi il 22/02/2012 alle 21h24

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